Prurito, secchezza, bruciore e irritazione?
Il primo passo è una detersione corretta.
Usa poco prodotto massaggiando delicatamente i genitali esterni.per evitare infezioni, procedi dalla vagina verso il pube e solo dopo passa alla zona anale.
Risciacqua e asciuga tamponando, senza strofinare.
Più mi lavo e meglio è?
Sbagliato!
Due volte al giorno è l’ideale.
Lavaggi troppo frequenti possono alterare le difese naturali della cute.
Quattro attenzioni:
Non dimenticare che:
Il pavimento pelvico è l’insieme delle strutture muscolari e fasciali che hanno il compito di sostenere tutti i nostri visceri pelvici (vescica, retto, utero , uretra).
Solitamente si è incoscienti di questa muscolatura e si è incapaci di controllarla e allenarla ed è per questo che a volte inconsapevolmente si possono innescare delle problematiche come l’ipertono del pavimento pelvico.
L’ipertono del pavimento pelvico è una contrattura della muscolatura pelvica , più frequentemente del muscolo pubo coccigeo che circonda retto vagina e uretra a seguito di comportamenti scorretti e patologie.
Infatti la presenza di cistiti ricorrenti, vaginiti , emorroidi e ragadi anali sono le principali cause di contrazione muscolare e mancato rilassamento e conseguente dolorabilità ai rapporti.
Meno frequente ma non meno importante le abitudini scorrette inerenti alla minzione, quali il trattenere eccessivamente lo stimolo minzionale o il tentativo di contrarre la muscolatura per evitare un’incontinenza urinaria che possono portare ad un muscolo perennemente contratto e un’incapacità a rilassarlo.
COSA PUO’ SUCCEDERE CON UN IPERTONO DEL PAVIMENTO PELVICO?
La muscolatura incapace di rilassarsi e quindi sempre contratta, comprimerà il circolo sanguigno e quindi le terminazioni nervose sfociando a lungo termine con patologie ricorrenti (candide, cistiti) dolorabilità, impossibilità ad una penetrazione e infine un dolore pelvico cronico.
A CHI RIVOLGERSI E COME RIABILITARE LA MUSCOLATURA?
La soluzione è la riabilitazione del pavimento pelvico ad opera di ostetriche specializzate che intervengano per risolvere il problema con esercizi specifici di rilassamento e presa di coscienza della muscolatura .
Si tratta di un percorso con un numero di sedute variabili a seconda della problematica che unisce esercizi pratici di respirazione, fisiochinesiterapia e se necessario elettrostimolazione e/o tens antalgica e biofeedback.
L’ipertono del pavimento pelvico è una patologia poco conosciuta ma sempre più frequente soprattutto in giovane età.
E’ quindi importante ai primi sintomi rivolgersi ad un ginecologo di fiducia o ad un’ostetrica per una valutazione pelvica.
( Post a cura della Dr.ssa Nicole Moroni – Ostetrica che si occupa di Ginnastica pelvica)
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OBIETTIVO: ristabilire il trofismo dei tessuti e l’aspetto estetico e funzionale degli organi genitali femminili
IL TRATTAMENTO: Il trattamento è effettuato con un ciclo di 5 sedute, una ogni 15 giorni che impegnano complessivamente la paziente per non più di 30 minuti alla volta con l’utilizzo di una sonda interna ed esterna. Non richiede anestesia , è INDOLORE e non richiede tempi di recupero permettendo alle pazienti di tornare immediatamente alla loro vita intima e sessuale con una rivalutazione dopo 6 mesi.
COME FUNZIONA: il calore attivo della radiofrequenza, stimola la produzione di collagene, migliora il microcircolo e l’idratazione della mucosa vulvo-vaginale riducendo la secchezza, il prurito e il bruciore con risultati stabili e duraturi
A CHI E’ RIVOLTO: donne che soffrono di SECCHEZZA VAGINALE legata alla menopausa ma anche ad amenorrea da stress o da allattamento o uso di contraccettivi orali prolungato, LASSITA’ vaginale, INCONTINENZA urinaria lieve, dolorabilità ai rapporti.
Prenota il tuo trattamento GRATUITO , contattaci al numero 3498108969 (whastapp)
( Post a cura della Dr.ssa Nicole Moroni)
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Già dalla pubertà sarebbe importante che le ragazze avessero la possibilità di essere seguite da una ginecologa, in modo da poter vivere con serenità tutti i cambiamenti del proprio corpo.
Per questo motivo, in linea generale, è consigliabile fare la prima visita ginecologica di controllo in caso di alterazioni del ciclo mestruale e dopo il primo rapporto sessuale.
E’ fondamentale che la prima visita dal ginecologo avvenga senza nessun tipo di ansia da parte della paziente, si tratta di un incontro importante per prendersi cura della salute della donna, un’occasione in cui la ginecologa informerà e sensibilizzerà la donna su aspetti fondamentali della sua femminilità.
Si inizia insieme alla propria ginecologa un lungo percorso di vita, che inizia con l’età fertile, può affrontare delle gravidanze ed arrivare oltre la menopausa.
Per questi motivi è assolutamente fondamentale che anche le pazienti giovanissime prendano presto confidenza con la visita dalla ginecologa, perché la sua funzione non è soltanto diagnostica e terapeutica ma anche educativa.
La prima fase della visita solitamente consiste in una chiacchierata durante la quale la ginecologa ricostruisce la storia medica familiare e personale della paziente attraverso una serie di domande. Si verifica anche se ci siano allergie a farmaci particolari, quali siano le eventuali malattie ricorrenti in famiglia, e così via.
Dopodiché le domande si orientano sulla paziente, ovvero sulle aspettative e sul motivo della visita. Successivamente si passa alla visita vera e propria, essa comprende:
– una visita della parte esterna dei genitali al fine di individuare la presenza di eventuali anomalie o infiammazioni
-una visita della parte interna dei genitali: un esame più specifico delle pareti della vagina e del collo dell’utero. In questo caso, viene utilizzato un piccolo strumento chiamato speculum, che non crea assolutamente fastidio ne dolore, soprattutto nel caso di pazienti giovanissime, date sue sue dimensioni ridotte.
Infine, si dedica una buona parte della visita a tutte le domande che si ritiene opportuno porre alla ginecologa, chiedendo chiarimenti relativi alla sessualità.
Un aspetto importante è impostare fin da subito un rapporto di fiducia e di alleanza tra ginecologa e giovane paziente, per avere un riferimento professionale e competente, in grado di garantire benessere e serenità.
A prescindere dall’età della donna e dalla presenza o meno di disturbi, è consigliabile sottoporsi ad una visita ginecologica di controllo con cadenza annuale o biennale, a seconda delle indicazioni date dalla ginecologa.
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L’ecografia ostetrica rappresenta oggi uno degli strumenti più validi, anche se a volte abusato, per il monitoraggio del benessere fetale durante la gravidanza.
I creteri d’impiego dell’ecografia in gravidanza in Italia, come nella maggior parte dei paesi europei e americani, è regolamentata da società scientifiche accreditate, che divulgano periodicamente linee guida alle quali gli operatori devono attenersi al fine di garantire elevati standard qualitativi che riguardano non solo la formazione degli operatori, ma anche la tipologia di esame da eseguire, e il periodo ottimale in cui effettuarlo.
Le ultime linee guida pubblicate in Italia sono quelle della Società Italiana di Ecografia Ostetrico Ginecologica (SIEOG) del 2015, ed è ad oggi in lavorazione e in attesa di pubblicazione la loro prossima revisione.
Sulla base di quanto esposto fino ad ora , quante e quali sono le ecografie cosidette di screening in una gravidanza fisiologica, ovvero decorsa senza fattori di rischio e/o complicanze?
ECOGRAFIA DEL PRIMO TRIMESTRE
E’ l’ecografia condotta entro la 13+6 settimana gestazionale. E’ il primo passo per iniziare la gravidanza con una solida base di appoggio.
Consente di visualizzare l’impianto corretto della gravidanza , il numero dei feti e la presenza dell’attività cardiaca, di datare con precisione la gravidanza, in caso di gravidanza multipla di stabilire la corionicità e amnioticità , se fatta tra la 11 e la 13+6 settimane di gravidanza consente la misurazione della Translucenza Nucale (NT) e di eseguire, previo consenso informato, lo screening delle aneuploidie fetali (Trisomia 21, 18,13), avvalendosi anche dell’esecuzione del Test combinato e/o della ricerca del DNA fetale su sangue materno
ECOGRAFIA DEL II TRIMESTRE
Nota anche come “ecografia Morfologica” è condotta tra la 19 e la 22 settimana di gravidanza.
Eseguita sempre pervio raccolta di consenso informato, permette di valutare il numero di feti, la regolare attività cardiaca, la localizzazione placentare, la regolare crescita fetale e la regolare anatomia fetale
L’accrescimento fetale viene eseguito mediante il rilievo di parametri biometrici noti come Diametro Biparietale (BPD), Circonferenza Cranica (CC), Circonferenza Addominale (CA) e Lunghezza del Femote (FL) che vengono riportati su adeguate curve di accrescimento.
La valutazione della morfologia fetale è mirata ad escludere /e o riconoscere malformazioni maggiori.
Si stima che la capacità dell’esame di individuare anomalie anatomiche sia di circa il 70%, quando eseguita da operatori esperti. Un operatore esperto nell’ambito della Diagnosi Prenatale ed un ecografo di ultima generazione garantiscono ai futuri genitori che l’esame sia accurato e dettagliato. L’esame dura generalmente 30 minuti ma il tempo d’esecuzione può variare laddove la posizione fetale non sia favorevole alla valutazione. L’importanza di questa ecografia impone di prendere tutto il tempo necessario ad un corretto svolgimento dell’esame.
Non è possibile eseguire la diagnosi di alcune patologie malformative evolutive , dal momento che i segni compaiono tardivamente nel III trimestre di gravidanza
ECOGRAFIA DEL III TRIMESTRE
E’ ecografia condotta tra la 29 e la 32 settimana di gravidanza, che ha come finalità la valutazione dell’accrescimento fetale, del liquido amniotico e dell’inserzione della placenta
In realtà la situazione Italiana non è attualmente omogenea per quanto concerne il numero di ecografie di screening da eseguire in gravidanza. Alcune regioni infatti prevedono ancora tre ecografie (Lombardia ad esempio) altre ne prevedono solo due (Piemonte ed Emilia Romagna). Questa differenza è dovuta all’introduzione dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) gestiti a livello regionale.
E’ proprio l’ecografia del III trimestre il grande quesito da risolvere.
E’ gia’ in vigore in alcune regioni l’indicazione all’esecuzione dell’esame solo in presenza di precisi fattori di rischio ( il sospetto clinico di una restrizione della crescita o al contrario di una macrosomia, una patologia della gravidanza quale il Diabete gestazionale o l’ipertensione, malattie renali croniche, precedenti gravidanze con feti piccoli o precedenti morti fetali in utero, PMA, età materna superiore ai 40 aa, madri fumatrici, o sovrappeso). E’ pur vero che molti di questi fattori di rischio sono talmente generici e diffusi ai nostri giorni che viene spontaneo pensare che l’indicazione ad un ulteriore controllo nel III trimestre trovi strada quasi sempre in gravidanza.
Dr.ssa Rossella Lauletta
Medico specialista in Ginecologia e Ostetricia / Ecografista Ostetrica
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Gentili Pazienti,
vi ricordo che il mio Studio Medico a Busto Arsizio è aperto e funzionante, ma con alcune limitazioni, nel rispetto delle disposizioni emanate per far fronte all’emergenza sanitaria da COVID-19.
IMPORTANTE: queste misure, che abbiamo l’obbligo di legge di rispettare, garantiscano la miglior prevenzione possibile dal rischio di contagio:
Sono certa che comprenderete che queste misure, oltre che essere obbligatorie, hanno anche un alto valore sociale, per rispettare al massimo la salute di tutti.
Ringrazio per la collaborazione, provvederemo ad informare in caso di modifiche a tali disposizioni.
Con i migliori auguri di buona salute invio a tutti i miei più cordiali saluti,
Dott.ssa Elena Corradini
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Care Pazienti,
Fai click qui sotto e ascolta il mio messaggio:
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La mancanza di ormoni sessuali che accompagna la menopausa comporta una serie di modificazioni locali che comportano la cosiddetta sindrome genito urinaria caratterizzata dai seguenti sintomi
Protagonista di questo quadro clinico è l’atrofia vulvo-vaginale caratterizzata dall’assottigliamento del tessuto vaginale , mancanza di elasticità e conseguente diminuzione della lubrificazione.
Queste modificazioni rendono i tessuti della vagina sottili, secchi, fragili e vulnerabili con conseguente dolore alla penetrazione e rischio di microlesioni.
L’atrofia vulvo-vaginale coinvolge la metà delle donne in menopausa , persiste nel tempo e tende a peggiorare creando un impatto negativo sulla vita di una donna influendo sulle attività quotidiane, sulle relazioni sociali , sulla sessualità e dunque sul rapporto con il partner.
Una delle opzioni più all’avanguardia in questo momento per la risoluzione dei disturbi intimi, della dolorabilità ai rapporti e dell’atrofia vulvo vaginale è la radiofrequenza quadripolare dinamica : Eva Therapy
Il calore attivo prodotto stimola la produzione di collagene,migliora il microcircolo e l’idratazione della mucosa vulvo-vaginale riducendo la secchezza, il prurito e il bruciore con risultati stabili e duraturi.
In sole 5 sedute, da ripetersi ogni 15 giorni, si ottengono risultati che ristabiliscono il trofismo dei tessuti e ristabiliscono l’aspetto estetico e funzionale degli organi genitali.
Il trattamento non è assolutamente doloroso e non è prevista nessuna terapia medica successiva né attesa per riprendere la vita sessuale.
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L’elettrostimolazione vaginale viene invece utilizzata per stimolare la muscolatura pelvica e le strutture nervose per migliorarne la distensibilità, la viscosità, l’elasticità, il trofismo muscolare e la tonicità.
“Anche in questo caso, il trattamento si esegue con una sonda vaginale che è collegata all’elettrostimolatore, non è dolorosa ed è del tutto sicura.
Questa tecnica strumentale viene utilizzata sia in caso di disfunzioni sessuali correlate a ipotono muscolare, sia in relazione a dolore.
Nel caso di ipotono muscolare, viene utilizzato il principio secondo il quale un muscolo stimolato elettricamente risponde con la contrazione. Attraverso tale stimolazione pertanto è possibile migliorare il tono e il trofismo muscolare, e i parametri muscolari relativi a forza ed endurance.
In caso invece di disfunzioni sessuale correlate a dolore, per quest’ultimo sintomo può essere utile la somministrazione di una TENS (Transcutaneous Electrical Nerve Stimulator), che utilizza il principio del gate control, con il quale si realizza un’inibizione del sintomo attraverso una stimolazione di circuiti neuronali che coinvolgono il midollo spinale.
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ll biofeedaback è una delle metodiche non chirurgiche utilizzate nel trattamento delle disfunzioni perineali: aiuta la donna a localizzare la muscolatura vaginale e a prenderne coscienza.
“Una volta acquisita questa consapevolezza, consente di valutare l’efficacia della contrazione e del rilassamento”. Grazie all’utilizzo di uno strumento che rileva la pressione esercitata dai muscoli vaginali, con una piccola sonda vaginale che permette di trasformare l’attività del muscolo in uno stimolo visivo/sonoro mediante un monitor, la paziente ha un riscontro immediato dell’attività che sta eseguendo e riesce a migliorarsi di volta in volta”.
In pochi minuti la paziente sarà in grado di esercitare tonificare e migliorare la sua muscolatura pelvica con un programma personalizzato.
La vera innovazione è caratterizzata dalla possibilità di ogni paziente di esercitarsi poi a casa e di avere un immediato riscontro del lavoro svolto e dei suoi miglioramenti con un dispositivo portatile mono-paziente, una modalità per incentivare al miglioramento e all’esercizio.
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